Il vino dal nome più strano

Ricevo e inoltro il sondaggio realizzato da Wine News con la collaborazione di Vinitaly dal titolo "Il vino dal nome più strano". Bisogna rispondere alla domanda: "Qual è secondo te il vino dal nome più strano o intrigante che conosci o di cui hai sentito parlare?". I risultati verranno pubblicati sui due siti come già avvenuto per i precedenti sondaggi.

Io ci ho pensato un po' e non mi vengono in mente nomi strani o intriganti, quanto piuttosto "buffi".
Ne cito alcuni: Dindarello, un passito IGT, il cui nome mi fa pensare al dindarolo o salvadanaio; Coda di volpe, un DOC bianco prodotto in Campania (specificare solo la coda dell'animale ha un po' del macabro, ricordandomi i colli dei cappotti di signorotte che non rinunciano alla pelliccia); Bacalat, DOC bianco anche questo (beh, c'è una certa assonanza con il baccalà); Ficaia, un IGT bianco toscano (di questo meglio non dire cosa mi fa venire in mente). Poi i vari Cappello di prete, Lama del Tenente, Volo di Alessandro (IGT rossi del Salento): qui è l'associazione tra oggetto/azione e la persona che mi fa sorridere.

Sarà dura: ancora non so quale vino inserirò nel sondaggio, ma forse la scelta cadrà sul Cinque Terre Sciacchetrà, un vino favoloso, prodotto in una terra bellissima, dal nome onomatopeico: dal dialetto ligure "schiacciare l'uva" (sciac) e "togliere le vinacce durante la fermentazione" (tra).

N.B. Se vi recherete alle Cinque Terre (e ne vale davvero la pena) non sempre vi serviranno il vero Sciacchetrà: spesso vi rifilano il Vin santo!

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