Vacanze romane

Anche se ci sono nata e per lungo tempo è stata la mia dimora, con Roma ho sempre avuto un rapporto conflittuale: è caotica come e più di tante altre metropoli, ma è indubbiamente bellissima con la sua architettura, il suo clima, con quella inspiegabile atmosfera che si respira passeggiando la sera per le vie del centro: quando i milanesi mi dicono quanto amino Roma il mio cuore esplode di orgoglio.

A Roma si compra bene: tre paia di scarpe per 106,50 €...a Milano, per quella cifra, ne avrei acquistato solo uno.
A Roma si mangia bene: sabato scorso era una giornata fantastica, sole, libeccio, anche un po' fresco di sera; dopo una giornata intera di acquisti nella Capitale era poca la voglia di tornare a casa e, quindi, anche se ero da sola, perché privarmi di quel calore che solo la mia Roma riesce a donarmi?
Per mangiare faccio tappa in locali noti, con lo spirito della turista: qualcuno ha apportato delle modifiche come l'ex John Bull - ora BullDog Inn Rome - in C.so Vittorio Emanuele II 107, che, accanto al pub tipicamente inglese, ha riservato una sala alla cucina i cui piatti spaziano dalla pizza alle jacked potatoes. Come aperitivo ho preso una delle birre che amo di più: una freschissima Slalom alla spina.
Il desiderio di una buona pizza mi porta verso La Montecarlo, in vicolo Savelli 12. Il locale è quello di sempre: la vicinanza a Piazza Navona farebbe pensare ad un ristorante snob e costoso, invece sono numerosissimi gli avventori che attendono pazientemente il proprio turno. È la caratteristica trattoria-pizzeria romana, forno a legna, tovaglie di carta, le pareti tempestate da foto che ritraggono Carlo assieme a volti noti dello spettacolo. Si sente parlare romano ed inglese, il menu offre pizze che non superano i 6 €, bruschette, supplì, crocchette di patate, filetti di baccalà, fiori di zucca, primi tipici romani, secondi, contorni e dolci (alcuni fatti in casa). I camerieri, sempre in fermento, garantiscono un veloce servizio; li ho ritrovati nella loro nuova "divisa": una maglietta verde veronese chiaro con la scritta in argento "La mia donna è 'na pizza".
Si può mangiare anche fuori.

Riprendo la mia passeggiata: via della Pace con i tavolini dell'omonimo bar frequentato da personaggi famosi, largo Febo, un delizioso fazzoletto di cemento, all'ombra di platani e tigli, in cui trovano posto i tavolini del ristorante Santa Lucia.
I lumi ad olio sui sanpietrini ornano il bordo dei vicoli che "sfociano" nella Piazza Navona del Bernini e del Borromini, la piazza dei Fiumi e degli artisti. Colpita da un acquerello seppia che mi ricorda un mio scatto di anni fa e dal perfetto inglese con cui intrattiene i turisti, faccio amicizia con Antonio, un trentenne italo-irlandese, e scopro che abita a qualche metro da casa mia. Si rivolge a me in uno strano idioma, un romano senza le doppie , ci raccontiamo tante cose, come vecchi amici...dopo più di un'ora mi congedo da lui con la promessa di una futura visita.
Mi incammino verso il Pantheon, un altro angolo incantato della mia città: le luci fioche dei lampioni illuminano anche qui i miei passi e, come seguendo un ancestrale istinto, mi ritrovo davanti a Giolitti, storica gelateria con i suoi autentici gusti e la panna alla paletta, quella montata a mano, soppiantata ormai da quegli orrendi macchinari da cui fuoriesce un prodotto non bene identificato; prendo un cono medio da 2,70 €, melone, visciole, crema di limone e panna: a Milano il prezzo è rapportato al numero dei gusti e per la panna si paga un surplus di 0,50 €. Assurdo!

La città brulica di vita, indugio ancora senza preoccuparmi del tempo, tanto so che a qualsiasi ora della notte ci sarà un autobus a riportarmi a casa.
In via Lata bevo dell'acqua da una botticella che un vecchietto, dal volto schiacciato, eternamente offre ai viadanti assetati.
Attraverso via del Corso e mi dirigo verso la Fontana di Trevi: da lontano si ode già il fragore delle sue acque che, a breve, si dissolverà nel silenzio della notte più fonda. Mi siedo sul bordo marmoreo del vascone: qui ogni elemento, l'acqua, le rocce, le statue, la grande nicchia che ospita Anfitrione danno vita ad un unico monumento.
Mi viene ancora da sorridere nel vedere i turisti che lanciano la monetina alle loro spalle come buon auspicio per tornare a Roma...per me non è necessario: Lei sarà sempre la mia casa.

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